Oggi più che mai, il lavoro dello scrittore (e di qualsiasi artista) è a rischio. L’intelligenza artificiale minaccia il lavoro e la creatività umani, sia dal fronte scientifico – tecnico che da quello artistico. In particolare, la narrativa è uno dei campi dell’arte maggiormente in pericolo, dal momento che sembra essere così……… di nicchia.


Tuttavia, non si tratta solo di intelligenza artificiale; la soglia dell’attenzione si è abbassata vertiginosamente negli ultimi anni, e sempre meno persone leggono. La narrativa, la lettura in generale richiede tempo e pazienza, e altre forme d’arte hanno preso il sopravvento in quanto fruibili “passivamente”. Di tutte le forme d’arte esistono fruizione passiva e attiva: per la musica, vi è la realtà commerciale e quella più ricercata, idem per i film o le serie tv, e così oggi anche le arti figurative come il disegno o la pittura vengono relegate a un post su Instagram o Pinterest, da salvare tra i preferiti o a cui mettere “mi piace”, per poi scorrere in giù. La lettura, invece, per quanto esista certamente una realtà commerciale dell’editoria (si vedano i classici romanzi “da Autogrill”), non può essere fruita passivamente: proprio per la sua natura di non immediatezza, leggere libri può diventare uno sforzo e addirittura un’attività sfiancante. Non stupisce, dunque, che i classici della letteratura siano rimasti ancor’oggi gli stessi di decenni fa: non tanto perché non ne siano nati di nuovi o parimenti validi, ma perché solo gli “addetti” li hanno letti, e quelli che ancora fanno eco nell’immaginario collettivo sono quelli da cui sono stati tratti film, serie tv, videogiochi o che sono banalmente stati spiegati tra i banchi di scuola. Tutti conoscono Frankenstein, ma quanti hanno letto Frankenstein?


Avventurarsi in questa passione è piuttosto scoraggiante, al giorno d’oggi; se vista con gli occhi della remunerazione e della carriera, l’attività dello scrittore sta nel dizionario sotto la definizione di precariato. Eppure, non è certo per questo che si scrive, giusto? Non è per questo che scrivo. Si scrive per passione, perché è semplicemente bello. Certo si fa fatica, è frustrante, a tratti estenuante e stressante, ma l’amore per la bellezza, per la poesia, per il racconto……… è duro a morire. E offre una sensazione di libertà indescrivibile.


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