A volte mi chiedo perché scrivo. Mi domando se non derivi da un condizionamento della società, che tende a romanticizzare l’arte e gli artisti, creando il concetto di celebrità, di immagine, a discapito del vero messaggio dell’opera. Mi domando se invece non mi sia impuntato su un’idea fin troppo irrealizzabile, troppo legata all’antico concetto di “scrittore”, secondo cui un uomo non può rivelarsi agli altri uomini se non attraverso la sua arte, un uomo pittoresco e solitario, spesso tormentato, spesso scontento della realtà del mondo che lo circonda. Oppure, mi chiedo, magari scrivo perché mi è sempre stato detto che sono in grado di farlo, e si sa, se sai fare bene qualcosa, non farla mai gratis…
Eppure non ho mai ricavato un centesimo dalla mia scrittura. Non mi sento solitario né tantomeno tormentato, e preferisco sinceramente stare alla larga dai riflettori. Dunque la domanda si ripropone: perché scrivo? Da cosa mi viene l’impulso di raccontare storie? Per quanto provi a girarci intorno, alla ricerca di una verità quanto più precisa possibile, la vera risposta è una sola: perché mi piace. Punto, fine. Non c’è davvero nient’altro, nessun significato nascosto, nessuno scopo più grande della vita stessa. Mi piace scrivere, e quindi scrivo. Forse è questo il motivo per cui non mi sono definito “poeta”, pur avendo scritto decine, se non centinaia di poesie; l’arte non scandisce il battito del mio cuore, è il mio cuore a scandire la mia scrittura: le mie storie vivono per me, non il contrario. È uno dei tanti modi che ho per esplorare la realtà, e sì, è il modo più diretto per arrivare alla mia anima; ma non è certo il solo. Alla fine, è un grande amore che mi riempie senza che la sua assenza mi svuoti; potrei farne a meno, ma non voglio. Che amore sarebbe, con un tale ricatto emotivo? È la libertà di scelta, l’indipendenza, a dare valore all’amore.
In fin dei conti, mi sono sempre comportato come un muro sui cui lati crescano piante rampicanti, violacciocche, fiori da parete: non crescono per essere vendute e poste in vasi su balconi di appartamenti, in bella mostra ad abbellire la vista di qualcun altro. Non crescono per sostenere quel muro, perché sta in piedi anche senza di loro. Forse, invece, crescono perché non possono farne a meno, e lo fanno e basta, anche se nessuno le coglie; forse crescono solo perché possono crescere, senza che qualcuno glielo impedisca. E se questo non è amore, se la libertà di vivere senza avere per forza una missione non è amore, se la semplice vita non è amore, se non è amore il curarsi di qualcosa o qualcuno in modo incondizionato……… Preferisco tenere questo non-amore per me, e lasciare il resto agli altri. Dopotutto, che vi ha mai fatto uno scrittore da parete? Sta lì, vive, scrive, e tanto gli basta.

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